Cos’è la sitemap e come si crea?

Se ti occupi di un sito web, prima o poi ti imbatterai nel termine sitemap. Ma cosa significa esattamente? E soprattutto: ne hai davvero bisogno?

La risposta non è così scontata come potrebbe sembrare, perché la parola “sitemap” ha due significati diversi che spesso vengono confusi. In questa guida facciamo chiarezza una volta per tutte.

Cos’è una sitemap e a cosa serve

Il termine sitemap indica letteralmente una mappa del sito. Fin qui tutto chiaro. Questa mappa però può assumere due significati abbastanza diverse.

La sitemap come struttura concettuale

Il primo significato è quello più intuitivo: la sitemap come schema organizzativo di un sito web. È quella mappa che disegni su carta o su uno strumento digitale prima ancora di iniziare a costruire il sito, dove definisci le sezioni principali, le sottopagine e i collegamenti tra di esse.

La sitemap concettuale serve a visualizzare la gerarchia dei contenuti, a capire quante pagine ti servono, a definire la navigazione o a individuare problemi della struttura. La sitemap in questo contesto è uno strumento di progettazione.

Sitemap concettuale

La sitemap come file tecnico

Il secondo significato è quello più tecnico, ed è quello che interessa a noi: la sitemap è un file che elenca tutti gli URL di un sito web. Questo file, generalmente in formato XML, serve principalmente ai motori di ricerca per scoprire e indicizzare le pagine del tuo sito in modo più efficiente.

Quando si parla di sitemap in ambito SEO, ci si riferisce quasi sempre a questo secondo significato. Ed è su questo che ci concentreremo nel resto dell’articolo.

Sitemap creata con RankMath

A cosa serve una sitemap

Una sitemap ha due destinatari principali: gli utenti e i motori di ricerca. Ma con modalità e formati diversi.

Aiutare gli utenti a orientarsi

Hai presente quelle pagine linkate nel footer che mostrano l’elenco completo di tutte le sezioni di un sito, organizzate in modo gerarchico? Quella è una sitemap HTML, simile ad una mappa concettuale e pensata per aiutare i visitatori a trovare ciò che cercano.

Era molto diffusa negli anni 2000, quando i siti avevano strutture di navigazione più complesse e i menu a tendina non erano così evoluti. Oggi è diventata quasi superflua: se un sito è ben progettato, l’utente trova tutto quello che gli serve dalla navigazione principale.

Aiutare i motori di ricerca a trovare le pagine

I crawler dei motori di ricerca (come Googlebot) esplorano il web saltando da un link all’altro. In teoria, se tutte le pagine del tuo sito sono collegate tra loro, il crawler dovrebbe trovarle tutte da solo.

In pratica, però, le cose non vanno sempre così. Alcune pagine potrebbero essere difficili da raggiungere, altre potrebbero non avere link in ingresso, altre ancora potrebbero essere state appena pubblicate. Qui entra in gioco la sitemap XML: un file che dice al motore di ricerca “guarda, queste sono tutte le pagine del mio sito, scansionale”.

Sitemap HTML vs sitemap XML: le differenze

Per evitare confusione, ecco un confronto diretto tra i due formati.

CaratteristicaSitemap HTMLSitemap XML
DestinatarioUtenti umaniMotori di ricerca
FormatoPagina web navigabileFile in formato XML
Posizione tipicaLink nel footer del sitotuodominio.it/sitemap.xml
ScopoFacilitare la navigazioneFacilitare l’indicizzazione
Importanza oggiBassa (quasi obsoleta)Alta per la SEO

In sintesi: la sitemap HTML è per le persone, la sitemap XML è per i bot. Nel proseguimento dell’articolo, quando parleremo di sitemap senza specificare, ci riferiremo sempre alla versione XML.

La sitemap XML

Una sitemap XML è un file di testo scritto in linguaggio XML (eXtensible Markup Language) che contiene l’elenco degli URL del tuo sito web. È pensata esclusivamente per i motori di ricerca, non per gli utenti.

Prima del 2005, i motori di ricerca scoprivano le pagine web esclusivamente seguendo i link. Se una pagina non aveva collegamenti in entrata, semplicemente non esisteva per Google.

Nel giugno 2005, Google introdusse il protocollo Sitemap: un formato standardizzato per permettere ai webmaster di comunicare direttamente ai motori di ricerca l’elenco delle pagine da indicizzare. L’anno successivo, Yahoo! e Microsoft (con Bing) adottarono lo stesso standard.

Articolo di TechCrunch del 2006 per l’unificazione delle sitemap

Oggi il protocollo è gestito da sitemaps.org ed è supportato da tutti i principali motori di ricerca. È diventato uno strumento fondamentale per la SEO tecnica.

Struttura della sitemap XML

Oggi ci sono centinaio di strumenti per creare una sitemap in automatico, e credo sia la scelta più saggia. Non tanto per la difficoltà tecnica, quanto per la necessità di dove inserire tutti i link raggiungibili del sito. Anche su siti non molto grandi diventa un lavoraccio. Nonostante questo penso sia utile sapere come è strutturata.

Quindi partiamo da un esempio di una piccola sitemap XML :

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<urlset xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9">
  <url>
    <loc>https://esempio.it/</loc>
    <lastmod>2025-01-03</lastmod>
  </url>
  <url>
    <loc>https://esempio.it/chi-siamo/</loc>
    <lastmod>2024-11-20</lastmod>
  </url>
  <url>
    <loc>https://esempio.it/servizi/</loc>
    <lastmod>2024-12-15</lastmod>
  </url>
</urlset>

Dichiarazione XML e Tag

La sitemap parte da questa riga che indica che il file è un documento XML con codifica UTF-8. Deve essere sempre la prima riga del file, senza spazi o caratteri prima.

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>

Abbiamo poi il tag urlset che, come dice il nome, è il contenitore principale che racchiude tutti gli URL. L’attributo xmlns specifica il namespace, ovvero lo standard di riferimento del protocollo sitemap. Questo valore è fisso e non va modificato.

<urlset xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9">

Dentro il tag uslset c’è il blocco <url>. Ogni pagina che vuoi includere nella sitemap deve essere racchiusa dentro questo blocco, al cui interno vengono inseriti i dettagli specifici della pagina. In pratica si crea una struttura annidata.

<url>
  <loc>https://esempio.it/</loc>
  <lastmod>2025-01-03</lastmod>
</url>

Il protocollo sitemap prevede quattro tag per ogni URL: loc, lastmod, changefreq e priority.

Il tag loc è obbligatorio e indica l’URL della pagine. Prevede un massimo di 2.048 caratteri, deve includere il protocollo (https://) e i caratteri speciali vanno codificati (escape). Lastmod è facoltativo, ma è buona norma metterlo, e indica la data dell’ultima modifica significativa della pagina. Accetta due formati:

  • YYYY-MM-DD (es. 2025-01-03)
  • YYYY-MM-DDThh:mm:ss+00:00 (es. 2025-01-03T14:30:00+01:00)

Il secondo formato include anche l’ora e il fuso orario, utile per siti di news o contenuti che cambiano frequentemente.

Nella pratica questo tag viene considerato da Google solo se è accurato e coerente. Se aggiorni la data senza aver realmente modificato il contenuto, Google se ne accorge e potrebbe smette di fidarsi.

Changefreq e priority sono due tag “deprecati”, cioè non vengono più considerati dai motori di ricerca (come indicato nella documentazione ufficiale sulle sitemap) e ad oggi sono sostanzialmente inutili. Nel 2023, nel blog ufficiale di Google Search Central, Google ha ribadito:

“Google still doesn’t use the changefreq or priority elements at all. […] The priority element is a heavily subjective field and based on our internal studies, it generally doesn’t accurately reflect the actual priority of a page relative to other pages on a site.”

<changefreq>weekly</changefreq>
<priority>0.8</priority>

Per completezza, ti dico velocemente a cosa servivano: Changefreq indicava la frequenza con cui la pagina veniva aggiornata – i valori possibili erano: always, hourly, daily, weekly, monthly, yearly, never – mentre Priority indicava l’importanza relativa della pagina rispetto alle altre del sito, con un valore da 0.0 a 1.0.

Nessuno costruisce la sitemap a mano

Ora che hai visto come si costruisce una sitemap, ti svelo un segreto: nessuno costruisce la sitemap a mano. Su siti di grandi dimensioni è un lavoro alienante, su siti piccoli si potrebbe anche fare, ma è uno spreco di tempo. Quindi ha senso conoscere come è fatta la sitemap XML? Si. Ha senso farsela a mano? No.

La verità è che in un sito moderno la sitemap viene creata con tool automatici. Se usi un CMS normalmente è presente un generatore della sitemap integrato, oppure si usato plugin esterni. Se il sito è statico o si utilizzano framework JavaScript, si utilizzano tool esterni.

Come funziona una sitemap XML

Una sitemap XML è un file di testo strutturato che contiene un elenco di URL. Ogni URL può includere informazioni aggiuntive come la data dell’ultimo aggiornamento. Il file si trova solitamente nella root del sito, all’indirizzo dominio.it/sitemap.xml, e segue uno standard preciso definito dal protocollo sitemaps.org.

Se vuoi vedere nel dettaglio la struttura del file, i tag disponibili e come crearla passo passo, leggi la guida completa sulla sitemap XML.

Quando la sitemap è davvero utile

Non tutti i siti hanno bisogno di una sitemap. Secondo le stesse linee guida di Google, è particolarmente utile in questi casi:

Siti di grandi dimensioni

Se il tuo sito ha centinaia o migliaia di pagine (pensa a un e-commerce o a un portale di notizie), è più difficile garantire che ogni pagina sia collegata correttamente alle altre. La sitemap diventa una rete di sicurezza che assicura a Google di conoscere tutte le tue pagine.

Siti nuovi o con pochi backlink

Quando un sito è appena nato, nessun altro sito lo linka. I crawler di Google, che scoprono nuove pagine seguendo i link, potrebbero non trovare mai il tuo sito. Inviare una sitemap a Google Search Console è il modo più rapido per farsi notare.

Siti con pagine isolate

Se hai pagine importanti che non ricevono link interni da altre pagine del sito (le cosiddette “pagine orfane”), la sitemap è l’unico modo per segnalarle ai motori di ricerca.

Siti con molti contenuti multimediali

Se il tuo sito contiene molte immagini, video o articoli di news che vuoi far apparire nei risultati di ricerca specifici (Google Immagini, Google News, ecc.), esistono sitemap dedicate che forniscono informazioni aggiuntive su questi contenuti.

Quando puoi farne a meno

Al contrario, una sitemap è meno importante se:

  • Il tuo sito ha meno di 500 pagine ben collegate tra loro
  • Tutte le pagine importanti sono raggiungibili dalla navigazione principale
  • Non hai contenuti multimediali da far indicizzare separatamente
  • Il sito ha una struttura piatta e semplice

In questi casi, i crawler di Google troveranno comunque tutte le tue pagine senza problemi. Ma attenzione: avere una sitemap non fa mai male. Nel dubbio, meglio averla.

Come verificare se il tuo sito ha già una sitemap

La maggior parte dei CMS moderni genera automaticamente una sitemap, quindi, se hai un sito in WordPress o con un altro CMS, hai già una sitemap anche se non lo sai. In qualsiasi caso, prima di crearne una, controlla se esiste già.

Test veloce

Prova ad accedere a questi URL (sostituendo “dominio.it” con il tuo dominio):

  • dominio.it/sitemap.xml
  • dominio.it/sitemap_index.xml
  • dominio.it/sitemap/

Se vedi un file XML con un elenco di URL, hai già una sitemap attiva.

Dove trovarla nei vari CMS

  • WordPress: se usi un plugin SEO come Yoast o Rank Math, la sitemap viene generata automaticamente. Di solito si trova in /sitemap_index.xml
  • Wix, Squarespace, Shopify: generano automaticamente una sitemap in /sitemap.xml
  • Siti statici o custom: potresti doverla creare manualmente o con un generatore online

Cosa mettere e non mettere nella sitemap

Una sitemap efficace contiene solo le pagine che vuoi far indicizzare. Questo significa escludere pagine duplicate, pagine di servizio (login, carrello, thank you page), redirect e pagine con errori. In generale se una pagina ha il tag noindex, è bloccata nel robots.txt e non vuoi che Google la veda, non dovrebbe stare nella sitemap.

Includere pagine che non dovrebbero essere indicizzate è controproducente perché sprechi il “crawl budget” (le risorse che i motori di ricerca dedicano alla scansione del tuo sito) e rischi di creare confusione.

Inserisci la Sitemap XML del file robots.txt

C’è un altro file che lavora a stretto contatto con la sitemap: il robots.txt. Si trova nella root del sito (dominio.it/robots.txt) e contiene istruzioni per i crawler su quali parti del sito possono o non possono scansionare.

Una best practice è indicare la posizione della sitemap all’interno del robots.txt:

User-agent: *
Disallow: /admin/
Disallow: /carrello/

Sitemap: https://tuodominio.it/sitemap.xml

In questo modo, qualsiasi crawler che legge il robots.txt saprà immediatamente dove trovare la tua sitemap.

Limiti tecnici da conoscere

Le sitemap hanno alcuni vincoli tecnici stabiliti dal protocollo:

  • Massimo 50.000 URL per singolo file
  • Massimo 50 MB di dimensione (non compresso)
  • Deve essere codificata in UTF-8

Se il tuo sito supera questi limiti, dovrai creare più sitemap e raggrupparle in un sitemap index (un file XML che elenca tutte le sitemap). I plugin SEO per WordPress gestiscono automaticamente questa suddivisione.

Prossimi passi

Ora che hai capito cos’è una sitemap e quando ti serve, il passo successivo è crearne una per il tuo sito e inviarla a Google.

Nei prossimi articoli approfondiremo:

  • Sitemap per WordPress: configurazione con plugin come Yoast o Rank Math;
  • Come inviare la sitemap a Google Search Console: procedura passo passo.

Conclusione

La sitemap è uno di quegli elementi “invisibili” che possono fare la differenza per la SEO del tuo sito. Non è una bacchetta magica che ti porta in prima pagina su Google, ma è uno strumento che facilita il lavoro dei motori di ricerca e ti dà maggiore controllo su cosa viene indicizzato.

Per i siti piccoli e ben strutturati non è indispensabile, ma non costa nulla averla. Per i siti grandi, complessi o appena nati, è praticamente obbligatoria.

Il consiglio? Verifica se il tuo sito ne ha già una. Se non ce l’ha, creala. Se ce l’ha, controllala periodicamente per assicurarti che sia aggiornata e non contenga errori.